MUSEO PROVINCIALE CAMPANO DI CAPUA
Provincia di caserta
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Sala Uccella-Martucci
Biblioteca
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Terracotte votive (Sala XVI-XVII-XVIII-XIX) 

Famose nel mondo le terrecotte del Museo di Capua per il loro rilevante interesse archeologico e per la grandissima varietà dei tipi.
Sono divise in due gruppi: le architettoniche e le votive e figurative.

Le votive sono la testimonianza della fervida attività religiosa che animava i popoli campani nell'antichità; generalmente avevano due destinazioni: o venivano offerte dai fedeli nei santuari, oppure erano deposte nelle tombe come corredo funerario accanto al morto.
Sono preziosi documenti della vita antica, dell'arte, della religione, del costume. Sono in alcuni casi l'unica testimonianza di determinati culti, rilevando il tipo del simulacro della divinità o rappresentando forme caratteristiche dei simboli ed attributi che si riferivano all'idolo.
In nessun altro sito come a Capua sono state rinvenute tante iscrizioni in lingua osca su pilastrini di tufo o fittili detti iuvilas (visibili a richiesta). Vario e molteplice è il loro significato e la loro destinazione. Infatti, fanno riferimento a sacrifici relativi a culti gentilizi collegati sia alle nascite, che alle morti, con valore protettivo.

SALA XVI
Statue fittili di considerevoli dimensioni offerte quali "ex voto" nei santuari dell'antica Capua.
Da notare: al centro della sala (31) una "figura muliebre su trono con bambino sulle ginocchia" del II sec. a.C.. Sulle mensole a parete: un busto femminile (32) del sec. III a.C. che ha nella mano sinistra una melograno. Una figura giovanile tunicata di offerente (33) con uova e melograno, del IV sec. a.C.. Un "dioscuro con pilo e clamide (34) del sec. III a. C..

SALA XVII
Una bacheca centrale raccoglie mascherette e placchette fittili di epoche diverse ed oggetti di decorazione come rosette, palmette e cavallucci marini. Nelle vetrine e sulle mensole la collezione delle "teste" e dei busti "ex voto" fittili dedicati alle divinità dei santuari di Capua preromana.
Le "teste" assolvevano la funzione di "ex voto" e la loro produzione va dagli inizi del V alla fine del II sec. a.C ., documentando il gusto e la cultura del "periodo sannitico" che fu "di particolare rilievo nella storia dell'antico centro campano".
Da notare: Testa femminile (35) con "polos" (copricapo) del V sec. a.C. che richiama schemi artistici etruschi e presenta caratteri stilistici marcati e unici. Testa femminile (36) che in tutta la collezione si presenta con un'unica variante. ll rendimento stilizzato si addolcisce per l'espressione sorridente del volto e per la capigliatura estrosa: é del sec. IV a.C.. Altro esemplare (37) del IV sec. a.C. eseguito senza impiego di matrici: il volto ha lineamenti caratteristici, gli occhi sono disegnati con incisioni concentriche, la bocca é sottile, orecchie aderenti al cranio, naso lungo ed appuntito. Testa maschile (38) del tipo satiresco di età ellenistica atteggiata a sorriso; reca sul capo una corona di foglie di edera ed al centro un largo fiore. Del III sec. a.C. una testa di giovanetto (39) eseguita completamente a stecca; la capiglitura si dispone in frangia sulla fronte e sul retro cade a zazzeretta sulla nuca; la scioltezza delle forme conferisce un rendimento stilistico notevole che lo pone tra i pezzi rari della collezione.

SALA XVIII
Terrecotte rappresentanti figurine e gruppi umani di vario soggetto e lastrine a figure umane.
Servivano come dediche votive, come corredo funerario, come giocattoli.
Realistiche figure di genere, il pregio principale é la mirabile vivacità e la fantasiosa varietà di atteggiamenti. La loro produzione é racchiusa in un ampio arco che può definirsi dal VI al I sec. a.C.. Elevatissimo è il numero delle figure femminili di piccola dimensione che richiamano quelle greche di Tanagra e perciò sono conosciute con il nome di tanagrine. Importanti per la conoscenza dell'arte e del costume antico hanno attinenza con il culto bacchico e a volta sembrano rappresentare delle Menadi o delle offerenti.
Alcuni esemplari per la loro raffinatezza e morbidezza risentono della migliore tradizione greca, altre invece per la positura più rigida e schematica denunziano chiari segni di stile italico. Prodotte presumibilmente nelle botteghe di coroplastica operanti presso i santuari di Capua vanno fatte risalire, cronologicamente tra la fine del IV° e III° a.C.
Soggetto unico nel suo genere in tutta la collezione delle terrecotte del Museo a quella votiva dell'atleta colto nel momento critico della "capriola" o "balzo in piedi da terra" non solo denunzia nel suo plastico realismo, la bravura dell'orefice nel tempo in cui l'idolo agonistico trovava la sua massima espressione nelle periodiche grandi feste sportive di origine sacrale.
Sono da considerarsi pezzi rari: una "tabella" votiva (40) raffigurante il mito di Ganimede rapito dall'aquila, opera eseguita tra il 350 e il 330 a.C.. Una statuetta fittile (41) rappresentante un: "Crioforo", pastore con l'ariete sulle spalle, in atteggiamento spontaneo e parzialmente vestito di mantello. La terracotta é l'unico esemplare del tipo che sia stato restituito dal suolo di Capua antica.
Tre statuine (42) di figure femminili in atto di danza del sec. III a.C. sono tipologicamente le uniche della raccolta e pertanto considerate come rarità.
Oggetto di accurate e lungo studio da parte dell'archeologa svedese è la collezione di "bambini votivi" che sembra avere solo a Cipro un'omologa presenza. Essi rivestono una doppia importanza sia sul piano storico-artistico che su quello culturale. L'indagine ancora in corso tende appunto ad individuare l'eventuale divinità alla quale erano dedicati così come a metterne in luce le loro peculiarità stilistico-tipologiche.

SALA XIX
Terrecotte riproducenti figurine di soggetto non umano, tempietti fittili e arule.
Uno dei vanti del Museo è costituito dalla presenza in esso di modellini in terracotta di edifici templari etrusco-italici offerti come ex voto dai fedeli negli antichi santuari dell'Italia tirrenica. Essi risalgono ad un periodo che va dal VII al I secolo avanti Cristo.
II folto gruppo di manufatti é molto vario; prevale per la quasi totalità il significato religioso e raffigurano animali, fiori, frutta e parti del corpo umano che venivano offerte alle divinità come doni propiziatori.
AI centro della sala una bacheca esagonale a due piani.
Nel piano inferiore manufatti di pietra testimoniano l'epoca neolitica e quella eneolitica in Terra di Lavoro. Punte di frecce, di lancia, raschiatoi e frammenti sui quali é evidente l'impronta del lavoro umano.
Di estremo interesse (43) una ascia piatta dal taglio ricurvo e con due fori per l'attacco del manico.
Sul piano superiore una raccolta di statuine egizie, di non trascurabile valore e di rilevante significato culturale, prodotti d'importazione ed oggetti in osso e avorio lavorati. Essa è costituita da 25 pezzi e più precisamente da 14 maioliche, 7 bronzetti, balsamari in pasta vitrea ed un frammento di scultura in granito.
Essi sarebbero stati donati dalla famiglia Panceri o pervenuti al Museo per merito di anonimi elargitori o ricavati da scavi archeologici effettuati in area italiana se non capuana.
Alcuni bronzetti rappresentano fra l'altro Osiride, re degli dei, Apis, Antinoo e risalgono al IV° o V° secolo a.C.. I balsamari si riconnettono, sul piano stilistico, alla "bottiglia lentiforme", adoperata per contenere, appunto, balsami, unguenti, profumi e simili.

Osiride: La statua è di epoca tardofaraonica o telematica. Il dio regge con la destra il pastorale che simboleggia la guida e con la sinistra lo staffile emblema della punizione.
Osiride era in origine ritenuto un dio agrario che presiedeva alla fecondità e poi signore dell'Aldilà, venne identificato col faraone defunto. In epoca imperiale venne associato nella sua funzione e dimensione agraria al Nilo venerato anche a Napoli e Capua.

Iside: La statuina in bronzo è raffigurata nell'atto di allattare il bambino Artocrate. La dea ha sul capo una parrucca triparta con un cobra sulla fronte e un disco solare fra le corna bovine. Assimilata alla dea dell'amore e della fecondità divenne l'immagine della grande Madre patrona della navigazione e dispensatrice di benessere per tutte le creature e loro protettrice contro le forze avverse del Destino. Venerata a Capua nel II sec. a.C. una sua immagine fu collocata su un ingresso dell'Anfiteatro Campano.
Da notare (44) una "placchetta" in avorio di epoca incerta (IV sec. a.C.) con figura umana finemente incisa.

 
figura femminile su trono (31)



Donna con melograno



Terracotta votiva figurata (33)



Testa femminile (36)



Testa femminile con



Dioscuro (34)



Testa maschile (38)



Testa (37)



Testa di giovanetto (39)



Mito di Ganimede (40)



Statuetta fittile (41)



Danzatrice (42)



Figura di atleta



Tempietto



Arula



Animali



Fiori e frutta



Balsamari



Balsamari



DivinitÓ egizie



Manufatti di pietra - selce



Manufatti di pietra - ascia (43)



Manufatti di pietra - selce



Placchetta (44)



 
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