MUSEO PROVINCIALE CAMPANO DI CAPUA
Provincia di caserta
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Reparto Archeologico
Lapidario Mommsen H (Sala I)
Sculture (Sala II)
1° Cortile-2° Cortile
Sarcofagi (Sala III-IV)
Le Madri (Sala V-VI-VII-VIII-IX)
Mosaici (Sala X)
Vasi e Bronzi (Sala XI-XII-XIII-XV)
Terracotte votive (Sala XVI-XVII-XVIII-XIX)
Collezioni monete (Sala XX-XXI)
Terracotte architettoniche (Sala XXII-XXIII)
Reparto Medioevale
Marmi romanici, Capitelli, Pilastrini (Sala XXIV-XXV)
Sculture Federiciane (Sala XXVI)
Sculture Rinascimentali (Sala XXVII)
Pinacoteca (Sala XXVIII)
Auditorium (Sala XXIX)
Iscrizioni longobarde, angioine, aragonesi (Sala XXX)
Sculture dei secoli XVI, XVII, XVIII (Sala XXXI)
Stemmi (Sala XXXII)
Ceramiche medioevali
Sala Martucci
Sala Uccella-Martucci
Biblioteca
Biblioteca
  
Pinacoteca (Sala XXVIII) 
II gruppo delle opere, dal XIII al XVIII secolo, si mantiene su di un notevole piano di interesse artistico.
Un rilievo di eccezionale importanza va dato all'Assunzione di Maria, affresco che decorava l'abside della Chiesa di S.Salvatore Piccolo a Capua, opera del "Maestro di S. Salvatore Piccolo" (1290?1295), ha una superficie di mq.20. In via di decomposizione l'affresco è stato distaccato dalla sede originaria e restaurato a cura della Soprintendenza alle Gallerie di Napoli nel 1954 e quindi qui collocato. Vi si rinvengono forme benedettine di tradizione bizantina di età paleologica se non influssi della scuola di Cimabue e dei suoi collaboratori ad Assisi non senza elementi di chiara impronta protogiottesca. Agli inizi del trecento risale il "Crocifisso" in legno policromo di autore ignoto. Il manufatto presenta elementi stilistici di provenienza spagnola. Ed è un tipico esempio dell'iconografia gotica in cui il Cristo è colto con l'espressione di un dolore intenso e rattenuto ed una essenzialità di composizione che tradisce ascendenze ed elementi della cultura romanica.
L'Ecce Homo è del maestro veneto Bartolomeo Vivarini (Murano 1432?1499) Era parte centrale di un politico smembrato. Rivela la presenza sul piano stilistico di suggestioni mantegnesche e bellissime venature di gusto tardogotiche. La positura eretta del busto e le membra non contratte o distorte alludono ad una sofferenza non esibita ma introversa ad un dolore sublimato per via di accettazione consapevole e amorosa adesione al mistero salvifico di cui è vittima vincente.
Al pittore veronese Cristofaro Scacco è attribuito lo splendido "Polittico della Croce" (1500). Esso denunzia riecheggiamenti di ascendenza bramantesca dovuti al soggiorno di Scacco in Lombardia prima del suo trasferimento a Napoli. In alto ai lati sono raffigurati S.Francesco e S.Antonio di Padova, in basso accanto alla madonna in trono i santi Gioacchino e S.Anna, genitori di S.Giovanni il Battista e ai lati S.Chiara e S.Elisabetta. In alto in estatica adorazione innanzi alla Croce Carlo VIII e il principe musulmano Zem o Zizim, nonché S.Elena, madre di Costantino che secondo la tradizione portò alla luce il legno della Croce.
Sono da segnalare: Una tavola con i Santi Mauro, Benedetto e Scolastica di ignoto napoletano del 1500; Due tele di ignoto stanzionesco (sec. XVII) con "Santa Marta" e " Santa Lucia"; Un "Titano in lotta con Giove" di Giacinto Brandi (Roma 1623?1691); "La pesca miracolosa" di Giuseppe Marulo (sec. XVII); "Le nozze di Cana" e "La benedizione dei pani e dei pesci" di Francesco Liani (sec. XVIII).
Nella Pinacoteca sono anche collocate due sculture in legno policromate: un Crocefisso del secolo XIII e l'Annunciata della fine del secolo XVI. Il Museo Campano custodisce, inoltre, il maggior numero di opere del pittore Francesco Liani e precisamente 36, di cui 16 ritratti della Famiglia Reale di Carlo e Maria Amalia di Sassonia, personaggi di cui interpreta con sicuro intuito psicologico il carattere più intimo e più autentico e 20 tele a tema religioso riguardanti scene ed episodi della vita di Cristo e della Vergine. Nato a San Donnino, oggi Fidenza, agli inizi del Settecento dopo una sosta a Roma dove si formò sotto l'influsso della figura di Pompeo Batoni da cui derivò una proclività per le vibrazioni luministiche e cromatiche, si trasferì a Napoli su invito del Re Carlo VII di Borbone che lo nominò ritrattista di corte e dove si trattenne fino alla morte dopo il 1783.
A Napoli tentò di conciliare il gusto aulico e francesizzante della corte con le istanze e le esigenze di naturalezza espressiva tipiche della tradizione e della sensibilità meridionale.
Sicché le sue opere si caratterizzano per un perfetto equilibrio tra solennità plastica della figure e la raffinata eleganza delle modulazioni stilistiche. Riattraversando le sale del reparto medievale si accede alla scala che immette nel cortile secondario, ornato di capitelli e frammenti figurati di diverse epoche, dove si aprono le seguenti sale (attualmente non aperte al pubblico)
 
Scorcio della pinacoteca



"Ecce Homo"



La SS. Trinità



Crocefisso



 
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